Smart Working e lavoro sedentario

Con l’emergenza COVID-19 per evitare il blocco totale delle attività lavorative nei periodi di lockdown sia a livello nazionale che a livello locale, si è resa necessaria l’attuazione di una nuova organizzazione lavorativa con la conseguente espansione del lavoro in smart working o del lavoro agile.

La modalità a distanza trova una prima regolamentazione nel settore della pubblica amministrazione, dove l’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124 prevede la sperimentazione di una nuova modalità lavorativa che in termini di elasticità e flessibilità favorisca la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti ed assicuri l’esercizio dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Alle amministrazioni pubbliche, tramite il telelavoro, viene richiesta l’adozione di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, così da permettere al lavoratore di provvedere alle cure parentali e nel contempo di evitare di subire penalizzazioni per il riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera. La legge 22 maggio 2017, n. 81, recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, ha esteso anche per gli altri settori, la possibilità, di svolgere la prestazione lavorativa in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Nel periodo di emergenza pandemica il Governo ha inteso agevolare l’applicazione del lavoro agile in quanto ritenuto un ulteriore misura per contrastare e contenere la diffusione dei contagi; in particolare con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° marzo 2020, concernente ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, all’articolo 4, comma 1, lettera a), sono state introdotte misure di incentivazione del lavoro agile.

La tipologia di organizzazione lavorativa non è, però, esente da rischi per la salute del lavoratore. Tra i rischi correlati al lavoro agile, specialmente quando svolto da casa davanti ad uno strumento informatico come un computer, ce n’è uno che nel 2005 è stato dichiarato dalla Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro un rischio emergente e di cui ancora si parla troppo poco: il lavoro sedentario.

L’INAIL nel convegno online “Il Lavoro agile o smart working visto dagli ergonomi” (Ambiente Lavoro 2020, 3 dicembre 2020) ha evidenziato come molti lavoratori si sono trovati a dover lavorare da casa senza essere preparati. Non tutti sono riusciti ad adeguare le proprie postazioni di lavoro, come ad esempio un PC adeguato, una sedia ergonomica, un tavolo di altezza adeguata. Qualcuno ha cominciato a lavorare dal tavolo della cucina, qualcun’altro in camera da letto; si sono create tante di quelle situazioni diverse che poi – da un punto di vista posturale o illuminotecnico – hanno creato varie difficoltà. Questo modo di lavorare è entrato nella nostra vita e continuerà, magari in misura diversa, e quindi uno dei problemi che ci troveremo di fronte è quello di adeguare gli spazi, le postazioni, l’ambiente domestico organizzandoli nel rispetto dei principi ergonomici già fissati per la progettazione delle postazioni di lavoro.

L’Agenzia Europea già 15 anni aveva posto l’accento sul rischio associato lavoro sedentario. Il concetto di sedentarietà si basa su due elementi:

  • la postura assisa (la posizione seduta)
  • il basso dispendio energetico

La sedentarietà non corrisponde al riposo. Nello svolgimento delle attività lavorativa a casa il dispendio energetico si può quantificare intorno a 1,5 MET (unità di misura del consumo di energia da parte dell’organismo, ndR), pari a circa una volta e mezzo ciò che noi consumiamo, da un punto di vista metabolico, in completo riposo.

Come riscontrato dagli studi svolti, lo svolgimento di attività sedentarie comporta un incremento del rischio cardiovascolare a cui si associano, con altrettanta evidenza, altri elementi di rischio che si riferiscono al metabolismo, ed in particolare al metabolismo glucidico che viene anch’esso influenzato dalla postura assisa prolungata. La postura assisa ha conseguenze anche sul sistema muscolo scheletrico, che rappresenta un rischio aggiuntivo. Stare seduti comporta per la colonna vertebrale un carico del 40% superiore a quello che si ha nella stazione eretta.

Nelle misure di prevenzione e di autotutela, la seduta e la qualità della seduta influenzano gli aspetti legati al sistema muscoloscheletrico. Stare seduti significa scaricare parte del proprio peso sul piano della seduta, sulla superfice del pavimento e, in parte, sullo schienale, ma bisogna vedere come queste diverse componenti si distribuiscono.

Le misure per prevenire i rischi associati alla sedentarietà sono:

  • alternare la postura assisa con la stazione eretta;
  • introdurre brevi pause, anche di pochi minuti.

Le evidenze scientifiche mostrano che le pause brevi e frequenti offrono maggiori benefici rispetto a quella di 15 minuti ogni due ore indicate per il lavoro al videoterminale dal D.Lvo 81/08 e s.m.i..

Pause di pochi minuti – quattro, cinque minuti, nella postura assisa ogni 30, 40, 60 minuti – hanno la capacità di ridurre l’impatto della sedentarietà sui rischi ad essa legati.

Si aggiungono poi una serie di atteggiamenti opportuni che possono essere attuati, come stare in piedi mentre si è impegnati in una conversazione telefonico o se si partecipa ad una riunione da remoto.

Alternare la postura, tra assisa ed eretta, può diminuire i rischi legati alla sedentarietà ma può anche migliorare la qualità del nostro lavoro.

Dal punto di vista del rischio della sedentarietà, le strategie per l’autotutela possono essere, ad esempio, quelle offrono anche i moderni sistemi informatici. Per esempio alcuni browser hanno tra le applicazioni possibili dei sistemi che segnalano al lavoratore quando alzarsi. L’utente può scegliere l’intervallo di tempo, tra le diverse segnalazioni.

Diventa quindi necessario porre particolare attenzione alla postazione di lavoro in ambiente domestico. Come è possibile verificare la qualità della postazione di lavoro?

Le norme attualmente vigenti non stabiliscono alcuna modalità di intervento diretto da parte del Datore di Lavoro se non sensibilizzare il lavoratore sui problemi per la salute legati allo svolgimento del lavoro in condizioni non adeguate. La legislazione, tra l’altro, cammina molto lentamente rispetto a come cambia il mondo. Le norme che regolamentano il lavoro al VDT non sono adeguate all’attuale evoluzione dei sistemi informatici a disposizione, come l’impiego sempre maggiore dei PC portatili o, negli ultimi peridi, dei tablet e degli smartphone.

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